Lo scrittore inglese E.M. Forster morì a Coventry nel 1970, alla veneranda età di novantuno anni. Diciamocelo chiaramente: se non fosse stato per il regista americano James Ivory, il buon Forster sarebbe caduto nell’oblio generale. A parte Passaggio in India, pubblicato nel 1924 e annoverato tra i più importanti capolavori della letteratura britannica contemporanea, gli altri suoi romanzi sono sempre stati considerati né più né meno che robetta persino dalla critica nazionale. A parte qualche viaggio all’estero, Forster trascorse la sua intera esistenza in alcune stanze del prestigioso King’s College di Cambridge che gli erano state messe a disposizione e dalla pubblicazione di Passaggio in India fino alla sua morte Forster non ha pubblicato nient’altro se non qualche articolo e la trascrizione di un ciclo di conferenze tenute in America, raccolte nel volume Aspetti del romanzo.
La stessa Virginia Woolf non mancò di criticare aspramente l’opera di Forster, giudicando lo stile dello scrittore troppo ancorato al Realismo e ciò nonostante Forster fosse uno dei membri del rinomato circolo letterario Bloomsbury Group, fondato dalla stessa scrittrice nella sua abitazione londinese nel quartiere di Bloomsbury da cui prese il nome. La Woolf, insieme a Joyce, Mansfield e T.S. Eliot, è stata una delle più autorevoli rappresentanti del Modernismo, un genere letterario che voleva rompere con il Realismo, ritenendolo un genere letterario obsoleto. Il Modernismo era caratterizzato dal flusso di coscienza e dal monologo interiore, ma anche dalla scarsa punteggiatura se non proprio dalla sua mancanza.
Earl G. Ingersoll, afferma che nel corso della sua esistenza Forster non si era mai posto il problema di un’eventuale adattabilità dei suoi romanzi al cinema, né che mai avrebbe immaginato il successo che tali film avrebbero avuto[1]. Vissuto in un’era in cui l’industria del cinema era ancora agli esordi, per tutta la sua vita fu assolutamente ostile nei confronti del cinema, rifiutando di dare il suo permesso per la realizzazione di film tratti dai suoi romanzi. Come altri Modernisti, Forster vedeva inevitabilmente nel cinema uno spietato rivale per il pubblico del romanzo e un mezzo che avrebbe potuto soltanto distruggere il significato del romanzo, cambiandone la storia per le masse[2].
Forster era un conservatore appartenente all’alta borghesia inglese ed è probabile che la sua avversione nei confronti della “nuova arte”risiedesse nella convinzione che il cinema fosse una forma di intrattenimento ritenuta volgare in quanto molto popolare tra i membri della classe operaia. Negli Stati Uniti, infatti, il cinema veniva chiamato “Nickelodeon”, per il costo davvero esiguo del biglietto; quanto al fatto, poi, che i film erano muti, apriva questa forma di intrattenimento anche agli immigrati, che così non dovevano affrontare neppure l’ostacolo di una lingua straniera che conoscevano poco[3]. La posizione piuttosto ostile di Forster riguardo al cinema era verosimilmente una forma di resistenza e di intrinseco risentimento che andava oltre l’appartenenza all’alta borghesia e che, come predetto, trovava la più ampia condivisione anche tra la generazione dei modernisti contemporanei.
Le riserve, però, in quegli anni venivano anche da Virginia Woolf, che nel saggio The Movies and Realities, definiva savages gli spettatori del cinema:
People say that the savage no longer exists in us, that we are at the fag-end of civilization, that everything has been said already, and that it is too late to be ambitious. But these philosophers have presumably forgotten the movies. They have never seen the savages of the Twentieth century watching the pictures. They have never sat themselves in front of the screen and thought how, for all the clothes on their backs and the carpets at their feet, no great distance separates them from those bright-eyed, naked men who knocked two bars of iron together and heard in that clangor a foretaste of the music of Mozart[4].
E così, definendo l’arte del cinema “semplice e persino stupida”, aggiungeva:
Yet, at first sight, the art of the cinema seems simple, even stupid (…) The eye licks it all up instantaneously, and the brain, agreeably titillated, settles down to watch things happening without bestirring itself to think (…) The eye is in difficulties. The eye wants help. Th eye says to the brain «Something is happening which I do not in the least understand. You are needed. [5]
Le perplessità di Forster riguardo il cinema appaiono evidenti, invece, nelle conclusioni del volume Aspects of the Novel (1927), raccolta di un ciclo di conferenze sull’arte della narrazione, tenute dallo scrittore al Trinity College di Cambridge, in cui afferma:
It is tempting to conclude by speculations as to the future of the novel, will it become more or less realistic, will it be killed by the cinema, and so on.[6]
Negli anni successivi alla sua morte, gli amministratori del E.M. Forster Literary Estate hanno rispettato il desiderio dello scrittore e impedito che nessuno dei suoi romanzi venisse adattato per lo schermo. È stato necessario quasi un decennio e un cambiamento nella leadership degli amministratori perché si potesse concretizzare l’acquisizione dei diritti per la realizzazione dei film[7].
In particolare, il manoscritto del romanzo Maurice – la storia d’amore omosessuale che Forster scrisse nel 1914 e che lui stesso tenne occultata per circa 57 anni – riportava un’annotazione scritta direttamente dalla mano dall’autore che poneva non pochi interrogativi quando venne alla luce dopo la sua morte, nelle stanze che lo scrittore occupava al King’s College di Cambridge. Si trattava di un dubbio piuttosto inquietante. In quella nota, infatti, era scritto: “Publishable, but worth it?”.[8]
Donald Parry, un biologo che all’epoca del ritrovamento del manoscritto era il vicerettore del King’s College, è stata una delle prime persone a vedere quella nota, avendo accompagnato quello stesso giorno l’esecutore testamentario nella sua qualità di rappresentante del College. In seguito, il patrimonio letterario di Forster passò agli amministratori del King’s College, i quali attesero dieci anni prima di decidersi a revocare il divieto che lo stesso autore aveva imposto durante la sua vita riguardo la realizzazione di film tratti dai suoi romanzi. Il dottor Parry, unico esecutore testamentario, venne coinvolto direttamente nelle decisioni e acconsentì che sia A Passage to India che A Room with a View venissero trasposti cinematograficamente: fu, però, necessario attendere la nomina del nuovo rettore del King’s College, il professore Bernard Williams, che lo diresse dal 1979 al 1987. Grande appassionato di cinema, durante l’incontro con Merchant e Ivory per discutere i dettagli riguardanti la realizzazione del film, Williams manifestò apertamente il proprio entusiasmo nella convinzione che la richiesta della compagnia riguardasse la realizzazione di A Passage to India (1924), che considerava da sempre il miglior romanzo di Forster. La sua delusione fu grande quando invece gli venne detto espressamente che il film che la compagnia intendeva realizzare era il romanzo giovanile A Room with a View (1908).
Tuttavia, la decisione più difficile di tutte fu quella che riguardava la realizzazione del film Maurice. Quando Merchant e Ivory si ripresentarono al cospetto di Williams per ottenere i diritti per la realizzazione di Maurice, appena un anno dopo aver realizzato A Room with a View, il rettore non esitò a manifestare le sue perplessità, affermando che i docenti del College erano seriamente preoccupati e che a loro avviso la realizzazione del film Maurice avrebbe nuociuto alla reputazione dello scrittore. Il motivo non era tanto, almeno apparentemente, legato alla tematica omosessuale, ma piuttosto al fatto che Maurice, così come A Room with a View, era considerato un romanzo d’esordio privo di valore letterario.
George Rylands, un altro esecutore testamentario, nel corso di una conversazione nelle stanze del College in cui lo stesso aveva vissuto per oltre sessant’anni anni, e dove Virginia Woolf, Forster e John Maynard Keynes erano stati più volte invitati a pranzo, riconobbe di essere stato molto ostile riguardo la realizzazione del film Maurice:
I was very hostile. I never thought it was a good book. I said: “Please, do Where Angels Fear to Tread”. But I was converted once I saw the screenplay Mr. Ivory wrote with a recent Cambridge graduate, Kit Hesketh-Harvey. I was persuaded that it could be made into something better than the book, which is what we expect.
Il motivo principale per cui gli amministratori cedettero riguardo Maurice, un romanzo che non avevano ancora deciso se inserire o meno nell’edizione ufficiale delle opere di Forster, era che si sentivano pienamente soddisfatti dal film A Room with a View; inoltre, il King’s College, che ancora beneficia dei diritti dei film e dell’incremento delle vendite dei romanzi di Forster, aveva un interesse diretto a trasformarsi in un set cinematografico.
Verosimilmente, per gelosia o per orgoglio, alcuni altri college misero subito in chiaro che una breve invasione di fotografi, di cameramen e di altri tecnici non avrebbe affatto scalfito la loro immagine. Il Clare College, per esempio, dichiarò che avrebbe richiesto un deposito di $ 100.000, di cui solo la metà restituibile, prima di rendere possibili le riprese. Il Trinity College inizialmente rifiutò, ma poi cedette dopo che Merchant, il produttore del film, inviò una lettera al Preside, Sir Andrew Huxley, in cui evidenziava che il personaggio di Risley era stato ispirato da Lytton Strachey, un uomo del Trinity e membro del celebre Bloomsbury Group: di lì a pocovenne negoziato un adeguato compenso[9].
Oggi il patrimonio letterario di E.M. Forster è gestito dalla Society of Authors [10], un sindacato britannico che tutela diversi scrittori prestigiosi e include, fra gli altri, George Bernard Shaw, Virginia Woolf, Philip Larkin e Rosamond Lehmann.
Dopo la sua morte, avvenuta il 7 giugno del 1970, Forster ha conosciuto una rinnovata fortuna postuma proprio grazie al cinema; una fortuna inaugurata nel 1984 con l’adattamento di A Passage to India da parte del maestro David Lean e rilanciata due anni dopo da A Room with a View. L’11 aprile 1986 debutta infatti nelle sale britanniche il film diretto da James Ivory, che un mese più tardi arriverà anche negli Stati Uniti e, da lì a breve, si rivelerà uno dei maggiori successi di critica e di pubblico dell’intera annata, conquistando una pioggia di riconoscimenti.
Seguiranno Maurice e Howards End, sempre del maestro Ivory e infine Where Angels Fear to Tread, diretto da Charles Sturridge, capolavori del cinema che contribuiranno a far riscoprire la produzione di Forster a nuove generazioni di lettori[11].
[1] Earl G. Ingersoll, Filming Forster: The Challenges in Adapting E.M. Forster’s Novels for the Screen, Lanham MD (USA), Fairleigh Dickinson University Press, 2014, p. 2.
[2] Ibidem, p. 3.
[3] Earl G. Ingersoll, op. cit., p. 3.
[4] Virginia Woolf, The Movies and Realities in “New Republic”(www.newrepublic.com), August 1926, p. 1. Consultato il 26.05.21.
[5] Ibidem, p. 2.
[6] E.M. Forster, Aspects of the Novel, New York NY (USA), Rosetta Books, 2002, p. 116.
[7] Earl G. Ingersoll, op. cit., p. 15.
[8] Cfr.Peter Fuhlam, To a Happier Year, “The New Yorker” June 26, 2013 (www.newyorker.com/books/page-turner/to-ahappier-year). Consultato il 29.09.21: “In 1971, a full fifty-seven years after it was written, “Maurice,” E. M. Forster’s novel of young romance between two men in prewar England, was finally published. Forster had been yearning to write this kind of love story for years, but he was justifiably apprehensive. His final comment on “Maurice,” attached to the manuscript, which was hidden inside a drawer, read, ‘Publishable. But worth it?’ The subtext, of course, was clear: the release of such a book could have meant the end of Forster’s career and reputation. He left instructions that it not be published until he died”.
[9] Cfr. Joseph Lelyveld, Forster’s “Maurice” Becomes a Movie in“The New York Times”, Nov. 12, 1986, Section C, p. 21 (www.nytimes.com). Consultato il 20.07.21. Il contributo traccia una sintesi riguardante la lunga e ardua trattativa che portò, dopo lunghi anni, all’acquisizione dei diritti per la trasposizione del film Maurice, un romanzo che l’autore ritenne di non pubblicare in quanto i tempi non erano ancora pronti per accogliere la storia d’amore omosessuale tra Maurice e Clive, dedicandolo ad un anno più felice (Dedicated to a Happier Year).
[10] Society of Authors, 21 Bedford Row, London WC1 (www.societyofauthors.org/estates). Amministra anche diversi tipi di diritti, dal permesso di stampa anche per pubblicazioni in lingue straniere, nonché il rilascio delle autorizzazioni per le principali produzioni teatrali. Gestisce altresì le sovvenzioni e i premi organizzati per sostenere e celebrare gli autori in tutte le fasi della loro carriera, i cui introiti vengono reinvestiti nella stessa SoA.
[11]Stefano Lo Verme, I Migliori Film dai romanzi di E.M. Forster, (www.movieplayer.it), 11.04.21. Consultato il 19.05.21.
