Nel 1897, anno in cui venne pubblicato il romanzo gotico “Dracula” dello scrittore irlandese Bram Stocker, Londra era la città più grande del mondo, con una popolazione di oltre sei milioni di persone ed era cinque volte più grande di New York. Era la capitale di un imponente impero e in quanto tale attirava migliaia di immigrati provenienti dalle colonie ma anche dai paesi più poveri dell’Europa. Questi tendevano a vivere raggruppati fra loro, parlando la stessa lingua e mantenendo le stesse tradizioni, evitando allo stesso tempo di integrarsi con le altre comunità. La sola comunità irlandese contava circa 200.000,00 abitanti che se fosse stata una città, sarebbe stata la terza città più grande dell’Inghilterra. Oltre agli irlandesi, ebrei, greci, ungheresi e italiani rappresentavano le più importanti comunità di immigrati. Abitavano prevalentemente nella zona est della città, in caseggiati fatiscenti e la maggior parte di essi lavorava nelle fabbriche dove venivano sfruttati come manodopera a basso costo oppure nei mercati. La ricca borghesia, invece, abitava nei quartieri chic della City e di Westminster, ma a pochissima distanza dalle loro lussuose dimore vivevano famiglie disperatamente povere in dei terribili tuguri con le fogne a cielo aperto. In queste stradine buie e sporche pullulavano negozi di gin e nascondigli dove i criminali trovavano rifugio, tra prostitute e fumerie d’oppio. Nel 1888, si contavano ben 62 bordelli nei quali operavano circa 1200 prostitute in ambienti malsani e degradati. Tubercolosi, colera, tifo e vaiolo erano le epidemie che maggiormente infestavano la popolazione per cui l’aspettativa di vita non andava spesso oltre i cinquant’anni. Era come se vi fossero due città, contrapposte l’una all’altra e due grandi comunità: la borghesia e la povertà più estrema.
Dal punto di vista culturale la città era in pieno fermento. Alcuni dei più importanti musei, tra cui il British Museum, la National Gallery e il Victoria & Albert Museum erano già stati realizzati intorno alla metà del secolo, mentre altri videro la luce proprio alla fine del secolo, come il National History Museum e la galleria Tate Britain che ospitava le opere dei preraffaeliti e di William Turner. Nel 1899 si contavano 61 teatri in tutta Londra, di cui 38 nel West End. Grazie allo sviluppo della metropolitana e della ferrovia, la città cominciò ad espandersi verso le periferie dove vennero costruiti gli edifici popolari destinati ad accogliere la popolazione in rapido aumento. Sia la borghesia che gli intellettuali cominciarono a trasferirsi in eleganti dimore costruite in aree appena fuori dalla città, facilmente collegate dai nuovi mezzi di trasporto per cui i sobborghi londinesi variavano a seconda della ricchezza o della povertà degli abitanti che vi risiedevano.
In questo contesto, nel 1897 viene pubblicato il romanzo Dracula, dello scrittore irlandese Bram Stocker. La trama è ben nota a tutti, grazie soprattutto alle diverse rimediazioni cinematografiche, da Dracula di Tod Browning a Nosferatu di Werner Herzog sino al più recente Dracula di Francis Ford Coppola e non ultimo la parodia di Mel Brooks del 1992 Draculas: Dead and Loving it, tradotto in italiano con il titolo Dracula, morto e contento, film che hanno reso celebre il Conte Dracula in tutto il mondo.
Il romanzo di Stoker appartiene al genere Horror/gotico, un genere molto popolare in epoca vittoriana, caratterizzato da atmosfere cupe e misteriose, in cui sono presenti elementi irrazionali e sovrannaturali che non possono essere spiegati in maniera scientifica e che suscitano nel lettore sgomento e inquietudine. La paura dell’ignoto ha un forte impatto sia sui lettori che sui personaggi rappresentati. Diversamente da altri romanzi appartenenti a questo genere, ma pubblicati un secolo prima come, ad esempio, Il Castello di Otranto (1764) di Horace Walpole, considerato il primo romanzo gotico, Dracula non si manifesta in qualche tetro castello italiano, bensì riesce ad insinuarsi all’interno delle salde e solide dimore vittoriane, metafora dell’Impero vittoriano, solido agli occhi del mondo, ma fragile e instabile internamente, come un cadavere dall’apparenza dormiente, ma che invece è spolpato dall’interno da vermi invisibili. L’establishment vittoriano rifiutava di dovere ammettere che era loro la responsabilità di garantire il benessere e la felicità dei cittadini e cercava in tutti i modi di nascondere sotto il velo della rispettabilità e dell’ottimismo tutti quegli aspetti poco piacevoli del progresso, come ad esempio i salari scarsi degli operai, la mancanza di sicurezza nel lavoro, le troppe ore di lavoro e gli agglomerati fatiscenti simili a delle prigioni in cui gli operai e la povera gente erano costretti a vivere alla faccia del progresso, al punto che le baracche urbane in cui vivevano divennero presto sinonimo della Rivoluzione Industriale di cui beneficiavano soltanto i ricchi che continuavano ad arricchirsi sempre più. Tutto ciò si traduceva nel cosiddetto “Compromesso Vittoriano”, in base al quale in cambio di piccoli aiuti concessi alla popolazione di cui non poteva fare a meno, la gente era moralmente obbligata a sostenere le decisioni di una borghesia che si arricchiva sulla loro pelle, mantenendo in tal modo inalterato il proprio potere.
L’aggettivo “vittoriano” ha via via acquisito un’accezione sempre più negativa e nell’ultimo periodo del XIX secolo suggeriva soprattutto l’idea di un rigido moralismo assolutamente anacronistico. Basti pensare che i membri dell’alta società non potevano pronunciare in pubblico la parola “leg”, gamba, anche se in riferimento alle gambe di tavolo poiché quella parola avrebbe richiamato alla mente degli uomini le gambe delle donne, una vera oscenità, fingendo di dimenticare che erano proprio gli uomini dell’alta borghesia a frequentare i bordelli di Soho o dell’East End o pagare le donne degli operai con pochi spiccioli o con un tozzo di pane in cambio di prestazioni sessuali.
I viaggiatori stranieri che visitavano Londra la vedevano come una città prospera e splendida ed erano in molti a definirla la più bella città del mondo, non accorgendosi delle pessime condizioni di vita in versavano i poveri e che invece erano alla base delle teorie rivoluzionarie dei filosofi Karl Marx e Friederich Engles, fondatori del Socialismo.
I pilastri su cui si reggeva l’epoca vittoriana stavano crollando, in particolar modo quelli riguardanti la famiglia, vera roccaforte della rispettabilità vittoriana. Le donne erano confinate nelle loro belle case a prendersi cura delle loro famiglie e verso la fine del secolo la gente dell’alta società e soprattutto gli artisti cominciarono ad assumere atteggiamenti raffinati e provocatori che andavano contro la morale.
Ritornando al nostro romanzo, ecco che da una lettura più attenta emerge che Dracula può essere letto come una metafora delle crepe presenti nella società imperiale inglese in epoca vittoriana. Il Conte Dracula vuole creare un impero di vampiri a Londra sotto il suo comando, sottomettendo la città e i suoi abitanti al proprio potere per cui egli diventa la personificazione della paura dell’invasione da parte di mostri stranieri che rispecchiava veramente la paura che gli istinti umani più cupi e repressi del popolo inglese potessero uscire fuori in tutta la loro nefandezza. Se tutti i segreti e gli aspetti poco chiari della società vittoriana, attentamente rimossi grazie al Compromesso Vittoriano, fossero emersi, avrebbero distrutto per sempre la rispettabilità e onorabilità della società inglese.
